martedì 22 aprile 2008

Dolce aprile.

E così, arrivato il bel giorno, non deve mancare un uomo che mi ami così tanto da svegliarmi a forza quando farò l'addormentata, che butti giù la porta del bagno quando lo starò facendo aspettare troppo, che non abbia paura di essere ogni tanto un vampiro sotto qualche luna, e che sia capace di esserlo ovunque e comunque e non sempre nel letto [...]
Un uomo che non smetta di esserlo con me perché si immagina che non voglio, ma che mi costringa a volerlo fare anche se io non voglio, a tutte le ore e in qualsiasi posto, comunque e ovunque, sotto i ponti, sulle scale antincendio, nel gabinetto di un aereo mentre la gente dorme in mezzo all'Atlantico, e che pure nelle tenebre esteriori o negli epiloghi più ciechi sappia sempre che sono io quella che è con lui, e che sono io e nessun'altra l'unica che è stata fatta su misura per renderlo felice ed essere felice con lui [...]

Te: quel povero diavolo con cui sono fuggita nuda fin da prima di nascere, quello a cui sorvegliavo il respiro mentre dormiva per essere sicura che fosse vivo e che fosse mio, e gli controllavo ogni angolo della sua pelle di neonato per badare che non gli mancasse nulla: né un solco in più, né un poro in meno né altro che potesse turbare il riposo di quanto era mio.

Ho letto d' un fiato l'ultimo libro-opera di Gabriel G.Marquez, racconto intitolato "Diatriba d'amore contro un uomo seduto", dai tocchi essenzialmente teatrali, al sapore di movimenti da sipario, rose e specchi.. nulla di assolutamente personale visto che al mio uomo dedico proprio i versi più belli, quelli più rossi. Da dedicare ad un mio senso di intendere amore e passione, al sentimento intestino in sé.

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